(Family Matters)
Showroom
Marco Casella
(con un testo di Claudia Gangemi)
Dal 12 al 15 maggio 2017

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Fin dall’antichità il trompe l’oeil è stato un genere pittorico decorativo che mirava alla costruzione di una realtà mimetica, tramite un sapiente utilizzo e conoscenza delle tecniche prospettiche.
Un gioco di linee di fuga e chiaroscuri che contribuivano all’illusione di tridimensionalità. Le arti visive simulavano un architettura al di fuori dello spazio e del tempo: giardini delle delizie sempre in fiore.
Nell’odierna condizione postmediale ritroviamo lo stesso criterio di rappresentazione nelle applicazioni decorative e stickers murali diffusissimi nell’universo pubblicitario, ma che hanno trovato impiego anche in interni privati. Finestre aperte verso infinti universi, paradisi naturali artificiali, tramonti di struggente intensità fruibili comodamente dal proprio salotto a qualsiasi ora del giorno. Squarci a parete rivelano scenari di una quotidianità improbabile.
Se O’Doherty già negli anni Settanta descriveva lo spazio espositivo non come un contenitore neutro ma come il prodotto di un processo storico, decretando la nascita del white cube, nel caso dei trompe l’oeil adesivi, il template stesso diviene lo spazio espositivo di questo immaginario di default. L’ideologia del modello espositivo modernista emerge come standard neutro, come contesto ad di fuori di ogni altro contesto. Sotto la superficie della realtà si scorge un immaginario fatto di stock pictures e template personalizzabili all’infinito…

The holes are not what they seems

Claudia Gangemi